Maria di Nazareth: una poesia di Fabrizio Caposiena
- 12 mag
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Ci sono parole che non nascono per spiegare, ma per sostare davanti al mistero. Parole che non pretendono di racchiudere la grandezza di Maria, ma provano ad avvicinarla con rispetto, con pudore, con quella delicatezza che appartiene alla vera devozione.
In occasione dei giorni che accompagnano San Severo verso la Festa del Soccorso, riceviamo e pubblichiamo con piacere una poesia di Fabrizio Caposiena, dedicata a Maria di Nazareth.
Un testo intenso, essenziale, profondamente spirituale, che guarda alla Madre non soltanto come figura della fede cristiana, ma come presenza viva nella storia della salvezza.
Maria, Madre dell’umano e del divino
Nella poesia di Fabrizio Caposiena, Maria appare nella sua umiltà originaria: giovane, semplice, apparentemente immersa nell’ordinarietà della vita, eppure chiamata a custodire l’evento più grande. È in lei che il cielo incontra la terra, che l’Eterno sceglie la fragilità dell’umano, che il mistero si fa carne attraverso un sì pronunciato nella fede.
È la stessa Maria che San Severo invoca con il titolo dolcissimo di Madonna del Soccorso: Madre vicina, Madre che accompagna, Madre che accoglie le paure e le speranze del suo popolo. Ogni titolo mariano custodisce un accento diverso della stessa presenza materna. Maria di Nazareth è la Madre del Signore; Maria SS. del Soccorso è quella stessa Madre contemplata nel suo gesto di protezione, di intercessione e di aiuto verso chi la invoca.
Per questo, nei giorni della Festa, anche una poesia dedicata a Maria diventa occasione di raccoglimento e di gratitudine. Perché la devozione mariana non vive soltanto nelle processioni, negli altari, nei canti e nelle preghiere solenni, ma anche nelle parole intime di chi sente il bisogno di affidare alla Madre un pensiero, una riflessione, una forma personale di amore.
La poesia, Maria di Nazareth
MARIA DI NAZARETH
Acerba,
prima ancora
di aprirti alla vita,
conoscesti l’Amore.
La natura,
di cui sembravi
un’opera qualunque,
si ritrasse e derogò
per la prima volta,
alle sue ferree
regole.
Ti ponesti a servizio
dell’Ignoto
incondizionatamente,
sicura che lo straordinario
sarebbe divenuto ordinario.
Sacrificasti la vita
ed evitasti la morte,
dando inizio
alla chimica fusione
tra l’Eterno e il terreno.
Accettasti
stordita, ma fiera,
nella tua ingenua umiltà,
nella tua fede
senza pretese né fronzoli
di salvare il mondo.
Fabrizio Caposiena
Un omaggio alla Madre, nel tempo dell’attesa
Questa poesia si inserisce nel clima più profondo dell’attesa. Mentre la città si prepara a vivere i giorni più intensi della Festa del Soccorso, il pensiero torna alla figura di Maria, alla sua maternità silenziosa, alla sua forza mite, alla sua capacità di farsi ponte tra la terra e il cielo.
Ringraziamo Fabrizio Caposiena per aver condiviso con noi questo testo e per aver scelto di affidarlo a La Festa del Soccorso. È un contributo che arricchisce il racconto della devozione mariana nella nostra città e ricorda a tutti noi che, prima ancora dello splendore esterno della Festa, c’è un cuore spirituale che continua a parlare, generazione dopo generazione.
Perché ogni volta che San Severo si rivolge alla Madonna del Soccorso, non invoca soltanto una patrona: riconosce una Madre.



